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In questa pagina riporto le dediche di siti, associazioni o personaggi illustri che sostengono il banner (e soprattutto il suo diritto ad esistere).

  • UAAR – Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti ( Sito: http://www.uaar.it/)
    “Non ci stupiamo che qualcuno li abbia trovati intollerabili e come d’abitudine siano passati all’intimidazione, del resto hanno una millenaria esperienza, in questo campo sono dei veri maestri. Hai tutto il nostro appoggio e la nostra solidarietà. Tienici al corrente.“Ecco anche un loro post sulla vicenda: http://www.uaar.it/news/2008/07/23/censurati-i-papabanner/Mi hanno anche fornito, molto gentilmente, il parere autorevole del loro ufficio legale sulla questione. Ecco alcuni stralci:

    “sulla questione dei “papa banner” oggetto dell’attenzione della Polizia postale confermo che non vedo gli estremi di una diffamazione ai danni del papa o della chiesa cattolica.Infatti, per ritenere diffamatorie diciture quali “sito scomunicato” o “sito che non piace al papa” si dovrebbe ritenere lesiva della reputazione del papa (o di chi per lui) l’affermazione sia pure non rispondente al vero secondo la quale il papa avrebbe scomunicato il sito o non l’avrebbe trovato di suo gradimento.

    Ora, la pur falsa attribuzione di condotte ad una persona non integra di per sé una diffamazione: occorre che il fatto attribuito sia sminuente della reputazione. Solo con grandissima difficoltà si può sostenere che i banner “incriminati” sono lesivi del decoro del papa, in quanto lo descrivono implicitamente come un perditempo che non ha nulla di meglio da fare che navigare su internet e scomunicare blogger.

    Più che a responsabilità penale, l’uso “non autorizzato” del papa nel blog potrà eventualmente dar luogo ad una responsabilità civile per danno all’immagine e l’interessato potrebbere chiedere al giudice civile un’inibizione.Anche questa forma di responsabilità, tuttavia, secondo me è da escludere nel caso dei “papa banner”, essendo trasparente la portata metaforica, e non già letterale, della dicitura che compare sui banner. All’evidenza, si tratta di amplificazioni retoriche: difficilmente qualcuno penserà che il papa si è davvero letto il sito e non l’ha apprezzato o, addirittura, che lo ha scomunicato.

    Al di là del caso, la vicenda illustra bene quello che la giurisprudenza americana chiama chilling effect: l’effetto intimidatorio collegato alla sola eventualità di un processo penale è tale che un soggetto di astiene dal manifestare anche quelle opinioni che sono del tutto lecite.“

  • Resistenza Laica (http://www.resistenzalaica.it/)
    “Se ha ancora un senso la parola censura, e abbiamo visto che ce l’ha, allora ridiamo anche un senso alla parola mobilitazione: muoviamoci in rete affinché si dia massimo risalto all’increscioso avvenimento. Recuperiamo il banner censurato ed inseriamolo nei nostri blog e nei nostri siti; mandiamo email a coloro che conosciamo. Questo ragazzo non deve rimanere solo, perché il bavaglio sulla sua bocca può diventare il bavaglio sulla bocca di tutti.“Link: http://www.resistenzalaica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1277&Itemid=1

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  • Questa è la nuova casa del Papabanner, dopo le minacce di denuncia da parte della Chiesa.

    Contatti: papabanner@yahoo.it
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